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L'attesa (ripagata) di Pasqualino Di Giandomenico: "Merito della squadra, qui ambiente ideale"

Serie A Beretta

Toni pacati, umiltà, pazienza. Sa aspettare e osservare, Pasqualino Di Giandomenico. Doti primarie per chi, come lui, nella vita fa il portiere. È il suo anno. Anche se quando glielo fai notare si fa serio, quasi a volerla nascondere, quella innegabile soddisfazione di chi, nel giro di un paio mesi, ha vinto Supercoppa, Coppa Italia, il FIGH Award come miglior portiere del 2020 e ha ritrovato la Nazionale. “Merito della squadra. Senza di loro nulla di questo sarebbe stato possibile”, racconta nell’ultima puntata di HandballTalk. La squadra alla quale si riferisce è il Conversano di Alessandro Tarafino. Un altro che ha saputo aspettare a lungo prima di tornare a vincere: dieci anni, praticamente un’eternità per uno che da giocatore ha conquistato tutte e molte volte. 

Teramano, 26 anni, fisico possente, Di Giandomenico è cresciuto nella Teknoelettronica alle spalle di un veterano come Pierluigi Di Marcello. In carriera anche Bologna United, Noci e Conversano, dove ha diviso i pali con Mattia Lupo e Pedro Hermones. Con la partenza dell’estremo difensore sudamericano al Pala San Giacomo non hanno avuti dubbi: spazio e responsabilità all’estremo difensore abruzzese. Scommessa vinta

“Devo sempre ringraziare la squadra – dice Di Giandomenico – perché quest’anno a Conversano si è formata un’autentica famiglia. Condividiamo molto tempo anche fuori dal campo e si è creato davvero un bell’ambiente. In campo l’esperienza di giocatori come Radovcic, Giannoccaro e Nelson ci sta aiutando e la coesione tra tutti sta facendo il resto. Ovviamente in questo includo anche mister Tarafino, uno che gioca la partita almeno dieci volte durante la settimana. Devo ringraziare anche il mio allenatore Leonard Lopasso, la cui storia in questo sport non ha bisogno di presentazioni”. 

La stagione è stata fin qui da incorniciare a livello personale, certo, ma anche per effetto dei titoli messi in bacheca dal Conversano: la Supercoppa e la Coppa Italia mancavano nella cittadina della provincia di Bari dal 2011. “Dopo anni di lotte al vertice e di progettazione da parte della società – continua – finalmente sono arrivati risultati importanti e devo dire che l’aria in città è bellissima. Ci sono persone che ci fermano e ci ringraziano (ride), ma non devono perché noi inseguiamo la vittoria prima di tutto per loro e per la città”.

Una parola, però, non vogliono pronunciarla: Scudetto. Anche se il primo posto in Serie A Beretta è più di un indizio. “Ammetto di essere molto scaramantico”, precisa. “Scherzi a parte credo davvero che questo sia un campionato troppo equilibrato per ritenere il nostro vantaggio in classifica come sostanzioso. Non ci sono grandi o piccole squadre in questa Serie A Beretta. Tutti possono vincere o perdere contro tutti. Noi pensiamo partita per partita: la prossima è Bressanone, poi guarderemo a quella successiva. Se sapremo continuare a giocare come sappiamo, potremo toglierci delle soddisfazioni”. 

Per Pasqualino Di Giandomenico però è stato anche l’anno del ritorno in Nazionale. La chiamata di Riccardo Trillini è arrivata in occasione delle gare contro la Lettonia per le qualificazioni agli EHF EURO 2022. “La concorrenza in azzurro è davvero alta: oltre ad Ebner, che è veramente di un altro pianeta, ci sono tanti altri portieri di ottimo livello. Penso ad Andrea Colleluori (un altro abruzzese ndr), molto giovane e già fenomenale. Se il mister mi riterrà all’altezza io mi farò trovare pronto. Ho ancora tanto da imparare e continuerò a lavorare duramente giorno dopo giorno. Aspetterò con ansia e felicità la chiamata e altrimenti sarò felice di fare il tifo per i miei compagni”. 

L’oggi dice Conversano, ma le origini sono legate a Teramo. Un’altra città italiana dove la pallamano è assolutamente di casa e che negli anni ha esportato atlete e atleti in ogni dove: per un Di Giandomenico vincente in Puglia, a Salsomaggiore Terme sul podio c’era anche Giorgia Di Pietro che trionfava con la Mechanic System Oderzo, tanto per citare un esempio. “Devo tanto a Teramo perché è da lì che sono partito. Devo tanto a tutti gli allenatori che mi hanno seguito nel tempo e che hanno contribuito alla mia crescita. Tornare a casa? Ho lasciato Teramo a malincuore per problemi societari anni fa. Se dovessero ricrearsi le condizioni, perché no? Nel frattempo sono felice che le forze in città si siano riunite e che si stia lavorando per tornare in alto”.

Nel frattempo, però, testa al Conversano, al campionato, allo Scudetto. Pasqualino sa avere pazienza.

(foto: Isabella Gandolfi)