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Filosofia di Gioco

Vogliamo costruire giocatori, squadre e allenatori italiani riconoscibili, con una serie di valori, principi e abilità comuni e condivise all’interno delle quali far spiccare le individualità.

ORGOGLIO di contribuire allo sviluppo e al miglioramento della Pallamano italiana. Ognuno è, a suo modo, parte delle Squadre Nazionali Italiane.

COLLABORAZIONE tra tutti i partecipanti. La rivalità è agonistica, all’interno della singola partita. La Pallamano italiana cresce unendo le forze.

ECCELLENZA da raggiungere. C’è sempre un obiettivo successivo per essere allenatori, giocatori, squadre migliori.

INTRODUZIONE

La Pallamano come altri sport di squadra e di opposizione richiede una serie di comportamenti definiti e coordinati per poter battere gli avversari e raggiungere l’obiettivo della vittoria.

Questi comportamenti possono essere definiti da schemi o da principi. Non c’è un modo migliore dell’altro, ci sono, però, una serie di vincoli, temporali (nel caso di una squadra nazionale) e pedagogici (nel caso di una squadra di club, di qualsiasi livello) che fanno preferire il gioco per principi a quello per schemi.

La creazione di un modello di gioco parte dalla domanda “come voglio che la squadra giochi?”. La risposta a questa prima domanda dà origine ai macro-principi di gioco, concetti generali che definiscono appunto il modello di gioco. I macro-principi sono indipendenti dalle fasi di gioco, dai sistemi, dagli avversari.

All’interno di ogni singola fase di gioco, e a sviluppare i macro-principi, ci sono i principi di gioco: linee guida e riferimenti specifici per raggiungere l’obiettivo prefissato. È bene ricordare che i principi di gioco sono parole, la descrizione più o meno dettagliata di ciò che è richiesto fare.

Ciò che deve essere dettagliato sono le azioni che sottostanno ai singoli principi: i comportamenti individuali da svolgere nel particolare momento del gioco.

Il vantaggio di lavorare per principi di gioco è a più livelli: dal punto di vista strategico, ogni componente della squadra conosce come giocare; l’allenatore può programmare un ciclo di allenamenti e una singola seduta utilizzando principi e azioni come obiettivi, rendendo estremamente specifico l’allenamento e le sue esercitazioni; migliora la comunicazione tra l’allenatore e i giocatori nell’esecuzione e correzione di un comportamento; infine, i principi indirizzano l’analisi della prestazione, fornendo già in partenza gli aspetti sui quali prestare attenzione.

Mentre i macro-principi possono essere generali e adottati da più squadre, la loro interpretazione attraverso i principi e le azioni può essere differente, legata alla soggettività dell’allenatore e dei giocatori a sua disposizione, ma sempre all’interno di un sistema coerente.

Sono stati individuati due macro-principi riguardanti il gioco in possesso di palla:

  • macro-principio dell’intensità e
  • macro-principio della semplicità

e due macro-principi riguardanti il gioco in non-possesso di palla:

  • macro-principio della prevenzione e
  • macro-principio della pressione.

MACRO-PRINCIPIO DELL’INTENSITÀ

Il gioco in possesso di palla dev’essere contraddistinto da estrema dinamicità e da un uso delle pause propedeutico all’effettuazione dei cambi di ritmo, in linea con le tendenze del gioco a livello internazionale.

L’idea di attaccare l’avversario in ogni momento senza pensare al riposo dopo la fase difensiva definisce questo principio, a cui si ovvia solo in specifici momenti della partita (vantaggio a pochi minuti dalla fine, sostituzione di giocatori, inferiorità numerica.

Un gioco senza pause non solo è più spettacolare per coloro i quali assistono alla partita, e già questo soprattutto in un contesto come quello italiano caratterizzato dalla grande difficoltà ad attrarre spettatori alle partite dal vivo o in tv, potrebbe essere sufficiente, ma ha anche ragioni tecnico-tattiche.

Un gioco intenso stressa il rientro difensivo degli avversari (ad esempio, cercando di impedire il cambio con gli specialisti difensivi), aumentando così il numero dei possessi offensivi e la creazione di situazioni facilitate per il gioco di attacco (che presenta percentuali di realizzazione maggiori rispetto all’attacco posizionale); inoltre, le differenze antropometriche sono sicuramente meno visibili negli attacchi condotti in velocità contro difese non schierate o, se schierate, che non sono riuscite a inserire gli specialisti difensivi.

Per gli allenatori, sicuramente quelli delle Squadre Nazionali, ma anche per quelli di squadre di club, è importantissimo utilizzare tanti dei giocatori a disposizione, sia per mantenere un ritmo alto di gioco, ma anche per motivare tutto il gruppo dei giocatori a disposizione, facendo in modo che un concetto come ’“essere una squadra” sia qualcosa di effettivo e non solo di retorico. Si può ottenere di più in allenamento da giocatori che sanno di essere importanti per la squadra, e non solo degli sparring partner. Oltretutto in un sistema di questo tipo, i singoli componenti della squadra sanno che ogni minuto passato sul campo richiede il massimo dell’energia e dell’impegno e non consente quelle “fisiologiche” pause per permettere di prolungare l’impegno fino alla fine della partita.

Infine, poter applicare intensità può significare anche dipendere meno dalla cosiddetta “superstar” a cui affidare le sorti della partita; giocare con ritmo, riuscire a prendere le occasioni che il ritmo ci procura diminuisce l’importanza del singolo, per quanto forte, giocatore.

MACRO-PRINCIPIO DELLA SEMPLICITÀ

Per semplicità tecnico-tattica si intende il riconoscimento delle capacità tecniche e tattiche individuali come fondamentali nel gioco d’attacco e quindi l’esaltazione di queste competenze ponendo i singoli giocatori nella situazione ideale per poterle mettere in mostra.

Dobbiamo quindi pensare meno alla creazione di tante situazioni (partenze) contro le varie difese dell’avversario, anche perché ciò comporta davvero la necessità di utilizzare moltissimo tempo che spesso non si ha; l’obiettivo sarà poter creare contro ogni tipo di difesa regole che diano spazio in maniera coerente alle varianti affidate al talento dei giocatori.

Va fatto forte affidamento, quindi, sulle capacità di giocare l’1v1 per vincerlo e/o creare un meccanismo di aiuti che porti a un successivo vantaggio. Il gioco 1v1 va anche inteso in un’unità minima di collaborazione come il 2v2 orizzontale e verticale.

MACRO-PRINCIPIO DI PREVENZIONE

La prevenzione sottolinea l’idea che anche senza la palla vanno imposte le proprie scelte, essendo padroni del gioco e non subendo le azioni di chi ha il possesso della palla.

Non esiste una difesa che non subisce gol e, consapevoli di questo, bisogna orientare la squadra avversaria ad attaccare dove vengono nascoste le debolezze ed esaltate le forze individuali e dove le statistiche sull’efficacia degli attacchi e dei tiri per posizione favoriscono la difesa.

Limitare le possibilità di gioco 1v1, in spazi larghi che non solo porta a situazioni di tiro molto efficaci e ad alta percentuale, quasi sempre attaccante contro portiere, ma anche a limitare il numero di 7m e sospensioni subite in ogni partita e ridurre il numero di penetrazioni e tiri dai 6m (ali e pivot) riducendo la profondità della difesa in particolari situazioni sono due obiettivi da perseguire.

Lo strumento è la densità/compattezza difensiva che presuppone la capacità di tenere una posizione fondamentale da "lottatori" in cui si occupa lo spazio in un atteggiamento di sfida, a gambe piegate, braccia aperte, tenendosi a contatto con i compagni di linea difensiva, orientati sempre sulla palla, che è il vero nemico, e quindi pronti a fermare l'azione degli avversari che vogliono entrare in "casa nostra".

Certamente per rimanere compatti ed aggressivi, per essere sempre in superiorità numerica davanti alla palla, è necessario muoversi velocemente, anticipare, correre, scivolare per recuperare e ciò comporta uno sforzo notevole, in quella che è una difesa di squadra, in cui, così come per l’attacco, dovrà essere prevista una rotazione degli interpreti.

MACRO-PRINCIPIO DI PRESSIONE

Questo principio è basato sull’idea di attaccare l’attacco avversario, condizionando le scelte dei giocatori sia in fase di ripiegamento che di difesa posizionale.

Può stridere con il principio di prevenzione e la compattezza a esso legata se consideriamo la pressione come uscite: le uscite vanno ridotte, poiché spesso si trasformano in caccia all'uomo e lasciano tanti spazi scoperti dietro i difensori nelle zone in cui gli attaccanti sono più pericolosi.

La pressione viene realizzata utilizzando mezzi tecnici come l'anticipo (soprattutto quelli indiretti) e lo show (azioni in cui fingiamo di attaccare l'avversario per poi arretrare e negare le possibilità di 1v1.

Questi mezzi tecnici sono utilizzabili in qualsiasi sistema difensivo e questo è un ulteriore elemento di semplificazione del gioco difensivo: ad esempio, gli anticipi sono eseguiti dai secondi e primi difensori in 6-0, dai primi in 5-1; ma sicuramente gli anticipi fanno parte anche del bagaglio tattico delle difese in inferiorità numerica sia per sospensione che per scelta avversaria di giocare in 7v6.