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Dal territorio - Passione, formazione e giovani: la ricetta di Castellarano per ripartire

Napoletano di nascita, emiliano di adozione, Luigi Esposito è uno dei pilastri su cui si basa la pallamano a Castellarano, un centro dell’Emilia stretto tra Rubiera e Casalgrande, nel cuore di una pianura padana che ama il 40x20.

“La pallamano qui è nata tanti anni fa in collaborazione con il Rubiera, eravamo una specie di serbatoio giovanile di quella società. Siamo parte di una polisportiva, lavoriamo nelle scuole e qualche piccola soddisfazione ce la siamo pure tolta: tante squadre, una serie B formata con i nostri ragazzi. Poi è arrivato questo maledetto Covid che rischia di mandare tutto all’aria”.

Si perché, anche senza voler essere pessimisti a tutti i costi, si torna sempre lì: alla pandemia che ha interrotto il percorso di crescita, soprattutto dei settori giovanili.

“Se fosse per i ragazzi, riprenderemmo subito. Loro non hanno paura, magari non ci pensano. Se potessero, sarebbero già tutti in campo a correre, saltare e giocare. Sono le famiglie ad essere, comprensibilmente, più preoccupate. Mettiamoci anche che ci sono dei continui stop per cui ogni tanto chiudono le palestre, ed è facile capire che qui c’è il pericolo di gettare all’aria un lavoro di crescita che prosegue da anni”.

Nonostante tutto però l’attività a Castellarano non si è fermata del tutto “Giochiamo la serie B, tutta con ragazzi nostri, ed è già qualcosa. Nel settore femminile siamo poche squadre e c’è il rischio di non riuscire a mandare in campo le atlete. E’ una cosa che crea grande dispiacere ma che altro si può fare? Possiamo solo aspettare e sperare che questa pandemia finisca il prima possibile”.

Già, ma dopo? Da cosa si riparte per ricostruire dopo questo terremoto?

“La passione è sempre la base di tutto, e quella di certo non è sparita. Noi abbiamo puntato tantissimo sui giovani e sulla formazione. Abbiamo mandato tanti dei nostri ragazzi a fare i corsi per diventare allenatori, ne abbiamo addirittura sette tra i nostri tesserati: questa è un’ottima base per creare qualcosa di duraturo, noi crediamo tanto in questo percorso”.

Terzo punto: l’ambizione? La vostra vocazione è sempre quella di fare da serbatoio per le squadre più storiche o in fondo ce lo fate un pensierino a salire di categoria?

“Beh certo, anche noi speriamo di fare uno scalino. Chiaramente avendo vicine realtà grandi come Rubiera e Casalgrande, è difficile trattenere atleti e atlete che possono andare in altre società che giocano a livello più alto. Ma lavorando insieme e tenendo il gruppo unito, le nostre soddisfazioni potremo prendercele anche noi”.