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Martini e il Merano dei giovani: "Qui ambiente ideale per crescere"

Serie A Beretta

“Un’emozione unica, difficile da descrivere”. Oliver Martini lo descrive così, quel gol segnato alla Norvegia l’8 novembre scorso. Una goccia nel mare in considerazione dell’ampia vittoria scandinava, ma anche un giorno da ricordare per un ragazzo di 19 anni all’esordio con la Nazionale senior. “Sul momento, preso dalla concentrazione della partita, non ho neanche realizzato fino in fondo. Poi, riguardandolo, mi sono reso conto di essere davvero io quello in campo. Bello, bellissimo. Soprattutto perché condiviso con tanti dei miei compagni dell’Italia giovanile con cui siamo cresciuti, il che ha dato un valore aggiunto”. 

Primo impatto con la pallamano a Massa Marittima nelle fila dell’Olimpic, poi il trasferimento in Svizzera, la prima convocazione giovanile in azzurro, l’approdo a Bologna e in ultimo a Merano. “Ho conosciuto questo sport grazie a mio padre. Lui ha giocato per 25 anni. In Svizzera - racconta il pivot - ho continuato per tutta la trafila delle giovanili, fino al trasferimento a Bologna. Era un po’ il mio sogno poter vivere la pallamano come attività primaria della mia vita e quella dello United è stata un’opportunità importante”.

Nell’estate 2019 il trasferimento a Merano. “Quando sono arrivato era una squadra in via di ricostruzione. Era tornato anche Leo (Prantner ndr), era arrivato Martelli in porta. Quest’anno si sono aggiunti altri giovani come Romei, Meletti, Nocelli. Siamo una squadra veramente giovane, un progetto a lungo termine e nel contempo l’ambiente ideale per crescere e migliorare. Stiamo già dimostrando a mio avviso di poterci distinguere in mezzo ad avversari più esperti di noi. Jurgen Prantner? Un allenatore che conosce benissimo la pallamano. È stato un grandissimo giocatore, conosce le dinamiche dello spogliatoio e i momenti che un’atleta vive durante la partita. E poi conosce alla perfezione il nostro campionato. Sono felice di lavorare con lui”. 

Il momento dei Diavoli Neri è innegabilmente positivo: due vittorie consecutive, di cui una nel derby contro Bressanone. Ma il lungo periodo di stop causa Covid-19 impone agli altoatesini un tour-de-force fatto di recuperi settimanali, come quello di domani in casa della Ego Siena, che anticipa di pochi giorni il match di domenica sul campo della Raimond Sassari. “Ci siamo ripresi bene dopo un periodo difficile – dice Martini – e vincere il derby ci ha sicuramente aiutati ad alzare il morale, anche perché qui a Merano quella contro Brixen è una partita molto sentita. Ora però ci aspettano due partite difficilissime. Sia Siena che Sassari sono reduci da esperienze europee, sono due squadre attrezzate per vincere e costruite per obiettivi importanti”. Anche se, numeri alla mano, il momento di recente dei meranesi è in controtendenza rispetto agli stop brucianti delle squadre allenate da Dumnic e Passino: “Vincere ci ha dato fiducia e autostima, non c’è dubbio. Ma penso che entrambe le nostre avversarie vorranno riscattarsi e hanno i numeri per farlo. Noi cercheremo di giocare la nostra pallamano, quella che ci ha permesso di raccogliere buoni frutti fino ad ora (6 risultati utili in 10 gare ndr), e di continuare con ciò che di positivo abbiamo evidenziato fino ad ora”. Un messaggio per gli amici Kasa e Nardin: “Gli auguro di giocare una buona partita e sarò felice di rivederli e di misurarci sul campo”. 

Insieme, questa generazione ha condiviso le gioie del Championship U18 vinto a Tbilisi e della qualificazione agli EHF EURO M20 poi annullati a causa della pandemia. “Inutile dire di come si sia trattata di una grande delusione. Volevamo arrivare al meglio all’evento, ma purtroppo si tratta di un sogno svanito almeno a nel breve periodo. Fortunatamente siamo tutti giocatori che stanno crescendo in Serie A Beretta con minutaggi importanti e questo ci dà la possibilità di ambire ad un posto nella Nazionale maggiore”. 

Per Martini, come detto, l’esordio in gara ufficiale è arrivato nientemeno che contro i vice-campioni mondiali della Norvegia: “Non mi aspettavo la chiamata di coach Trillini, sono sincero. Il momento ha sicuramente influito, ma sono stato felicissimo perché occasioni così ti danno lo stimolo per continuare a lavorare bene e ancora più forte”. Per Oliver, poi, il ruolo di pivot va diviso con il capitano Andrea Parisini: “Mi ha fatto i complimenti dopo il gol e mi ha detto di continuare a lavorare duro”.

L’idolo? “Ludovic Fabregas, pivot del Barcelona”. E cosa c’è invece nel futuro di Oliver Martini? “Continuare a crescere in Serie A per fare di questo sport una parte fondamentale anche della mia vita di domani. Per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi è fondamentale sapersi distinguere e non accontentarsi, non essere mai appagati. E poi, perché no, spero di meritarmi ancora una convocazione in Nazionale in queste qualificazioni europee. Sarebbe fantastico”.

(foto: Larcher \ Gandolfi)